Animalier – Blog

20 marzo 2015 / Dal web /
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Una definizione della creatività, in sei punti

Che cos’è la creatività?

1) LA CREATIVITÀ È SELEZIONARE E COMBINARE. Niente si crea dal niente: come scrive Umberto Eco nel 2004,, la creatività è ars combinatoria: la capacità di combinare in maniera inedita elementi che già esistono.
Una definizione della creatività assai simile viene formulata da Henri Poincaré quasi cent’anni prima, in un testo intitolato Scienza e metodo, pubblicato per la prima volta nel 1906. Ma Poincaré segnala un altro dato importante: non tutte le combinazioni vanno bene, e l’essenza del gesto creativo consiste proprio nel scegliere le combinazioni appropriate: un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine […] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un’esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere […] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti. Qui trovate l’intero brano e potete anche scoprire come mai Nuovoeutile si chiama “nuovo e utile”.
Sull’idea del combinare elementi in modo nuovo e appriopriato (o utile, o dotato di valore) ormai conviene l’intera comunità scientifica internazionale: guardatevi la definizione della creatività sulla (eccellente) pagina dell’edizione inglese di Wikipedia. E no, alla luce di tutto questo, creatività e trasgressione non sono la stessa cosa: nel senso che la creatività può risultare (anche) trasgressiva, ma la trasgressione in sé non è, in quanto tale, creativa.

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2) LA CREATIVITÀ È UNA QUESTIONE DI REGOLE. La creatività non consiste nel rompere le regole tanto per romperle, ma nel superarle sostituendole però con regole migliori (e se poi nel superamento qualcosa si rompe, pazienza). Da questo fatto derivano alcune interessanti conseguenze:
– per superare una regola bisogna prima conoscerla. Dunque, la creatività non si può sviluppare senza conoscenza, competenze, preparazione.
– il nostro cervello non è capace di pensare “nel vuoto”, e la creatività non scaturisce dal nulla, ma si accende quando c’è un problema da risolvere o un ostacolo da superare, o un vincolo da sciogliere, o una teoria da cambiare perché si è rilevata inadeguata. Per questo ostacoli, vincoli e problemi sono sì una seccatura, ma sono anche un carburante necessario per far funzionare il pensiero creativo.

3) LA CREATIVITÀ È UNA METACOMPETENZA: uno stile di pensiero che può applicarsi a qualsiasi sfera dell’attività umana, e che può migliorare e sviluppare ogni altra attività umana. In parole diverse: la competenza creativa ci aiuta a essere più competenti nell’esercizio di un’infinità di altre, più specifiche, competenze.
Dello stile di pensiero creativo fanno parte, per esempio, l’attitudine a essere curiosi e a porsi domande inedite e l’attitudine ad affrontare il rischio di sbagliare.
Qualche volta provo a chiedere alle persone di guardarsi attorno, e di immaginare che cosa resterebbe di quel che vedono, di quel che indossano, di quel che sanno o hanno se tutto ciò che è frutto di creatività sparisse all’improvviso. Beh, ci ritroveremmo tutti quanti nudi, seduti per terra, a intenderci a urla e grugniti. E guai ad aver bisogno di un paio di occhiali, o ad aver voglia di un po’ di cioccolato.

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4) LA CREATIVITÀ È UN DONO DEL LINGUAGGIO (E VICEVERSA). Grazie al linguaggio siamo riusciti a fare, come genere umano, alcune cosucce piuttosto complesse: per esempio, sviluppare il pensiero astratto, o formarci una cultura condivisibile e trasmissibile, e comprendente gli innumerevoli elementi (concetti, definizioni, categorie, informazioni, memorie…) che, combinati e ricombinati, alimentano la nostra creatività.
Grazie al linguaggio anche ciascuno di noi fa quotidianamente una quantità di cosucce piuttosto complesse: per esempio, formulare pensieri articolati come “se la pizza non esistesse bisognerebbe inventarla”. Su, dai, provate a esprimere quest’idea a gesti. E grazie al linguaggio il nostro cervello è cresciuto, diventando la meravigliosa macchina per pensare che è.
Ma anche il linguaggio è un’espressione e un dono della creatività collettiva, che inventa grammatiche e parole e le modifica nel tempo, e della creatività individuale: ciascuno di noi, nel momento in cui inanella, parlando o scrivendo, parole che mai prima di allora sono state (utilmente) combinate in quell’esatto modo, a significare quell’esatta cosa, compie un gesto creativo. Non solo: ciascuno di noi, nel momento in cui comprende parole dette o scritte da qualcun altro e ne ricostruisce il senso, compie un gesto creativo. Questo semplice fatto potrebbe perfino indurci ad ascoltare e a leggere con maggiore attenzione, magari.

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5) ALLA CREATIVITÀ IL TALENTO NON BASTA. Si può nascere talentuosi, ma creativi si diventa, e perfino i migliori talenti naturali devono investire tempo e fatica per riuscire ad esprimere al meglio le proprie potenzialità. L’avere un talento specifico per un’attività creativa può, sì, semplificare le cose. Ma può anche complicarle proprio perché le semplifica troppo.
Il rischio consiste nell’accontentarsi delle soluzioni più semplici: quelle che, poiché si ha talento, si trovano senza fatica. Se Edison dice che la creatività è l’1 per cento di ispirazione e il 99 per cento di sudore (one per cent of inspiration and 99 per cent of perspiration), Herbert Simon, premio Nobel e padre dell’intelligenza artificiale, ci ricorda che nei campi ad alta complessità cognitiva servono almeno 10.000 ore di applicazione intensiva per ottenere risultati eccellenti. Insomma, il talento aiuta, ma ci vuole la pratica. Anzi, quel particolare tipo di pratica orientata non al puro esercizio ma al miglioramento che si chiama pratica deliberata, e che consiste nell’esercitarsi focalizzandosi su ciò che non si sa fare.

6) LA CREATIVITÀ È UN CONTINUUM. Nessuna definizione della creatività la fa coincidere con l’essere geniali. E, in effetti, tutti noi siamo immarsi nel grande paesaggio della creatività e lo abitiamo.
Certo, i grandi geni dell’arte, della letteratura, delle scienze e della ricerca se se stanno arrampicati su picchi altissimi e difficili da raggiungere. Ma tutti noi, ogni giorno, quando affrontiamo un ostacolo, risolviamo un problema, ci inventiamo qualcosa che ci migliora la vita o che la migliora agli altri (e questo significa anche inventare una nuova favola per un bambino, o una nuova ricetta per cucinare con gli avanzi) pratichiamo una creatività quotidiana che ha un enorme valore sociale, perché trova, continuamente, mille piccoli modi per fare meglio le cose.
Un ulteriore elemento rende la creatività quotidiana ancora più preziosa: nei gruppi, c’è tanta più creatività quanto maggiori sono le differenze (età, genere, cultura, competenze, formazione, provenienza…): esercitare la creatività è, dunque, un modo meraviglioso per stare insieme nella diversità.

dal web: nuovoeutile.it

articolo: http://nuovoeutile.it/una-definizione-della-creativita/